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Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari

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Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari è il bambino che riuscirà a sconfiggere il sovrano Giacomone, un ex pirata pelato che ama fare discorsi da un balcone, tutto funziona al contrario ed è proibito dire la verità. Chi dice la verità viene imprigionato in manicomio.

Quindi tutti mentono, tutti dicono il contrario di quello che vorrebbero dire. Quindi se sei un gatto vieni chiamato cane, se sei bravo tutti dicono che sei una capra, se sei bello tutti dicono che sei brutto, ma in realtà tutti sanno che sei un gatto, che sei bravo e che sei bello.

In questo regno arriva Gelsomino, un ragazzino che ha una voce potentissima, ogni volta che canta, con gli ultrasuoni della sua voce, distrugge qualunque cosa.

Oltre a Gelsomino ci sono altri personaggi molto bizzarri, c’è Zoppino, un gatto di gesso rosso con sole 3 zampe che ama scrivere sui muri la verità, c’è Bananito, un pittore che riesce a trasformare in realtà tutti i suoi disegni.

Poi ci sono zia Pannocchia, una vecchia gattara e sua nipote Romoletta che ospitano i gatti e diffondono la verità e per questo corrono sempre il rischio di essere denunciate dai vicini e rinchiuse in manicomio. E poi Benvenuto-Mai seduto che ogni volta che si siede invecchia.

Il personaggio di Giacomone e il suo regno ricordano tanto Mussolini e il fascismo, ma ovviamente, la cattiveria di Giacomone è un po edulcorata e tutto è ricondotto ad un clima fiabesco.

Giacomone viene descritto come un pelato che si vergogna della sua calvizie e per questo porta sempre, all’ insaputa di tutti, una parrucca arancione. Ma proprio perchè tutti lo conoscono con i capelli, girare per la città senza, gli permetterà di superare la folla che circonda il palazzo quando vorrà cacciarlo..

Il palazzo di Giacomone, distrutto dalla possente voce di Gelsomino, viene ricostruito con tanto di balcone con l’aiuto di Bananito, il quale con un disegno, ricompose tutto. Perchè Gelsomino si sentiva in colpa per aver distrutto tutto.

[C’era proprio bisogno di distruggere completamente la reggia, di farne un mucchio di rovine? Giacomone sarebbe scappato lo stesso anche se mi fossi accontentato di rompere i vetri: poi si chiamava un vetrai e tutto si aggiustava.

A togliergli questo sassolino dalla scarpa ci pensò Bananito, che ricostruì il castello alla sua maniera, con pochi pezzi di carta e una scatola di colori. Ci mise mezza giornata, e non trascurò il balcone all’ultimo piano. Anzi, quando il balcone spuntò al posto giusto, la gente voleva che Bananito ci montasse a pronunciare un discorso.

Date retta a me, risposte Bananito, fate una legge per proibire a chiunque di pronunciare discorsi da quel balcone. In quel momento apparve sul balcone Zoppino, e miagolò – Maramao!

La gente applaudì e non chiese più discorsi.]

Seguendo la similitudine al fascismo, non solo il re somiglia a Mussolini ma anche i personaggi non sono rappresentativi di un eroe singolo che sconfigge da solo il male, ma è il popolo, che lavorando insieme, di nascosto o in pubblico, riesce a cacciare Giacomone.

Gelsomino nel paese dei bugiardi, scritto da Gianni Rodari ed edito da Einaudi Ragazzi, è consigliato per i bambini dai 7 anni in su, ma da adulta, posso dire di averlo apprezzato molto. Non fa mai male, anche per noi, ricordare periodi bui, attraverso la fiaba e soprattutto ricordare Gianni Rodari per il centenario della sua nascita.

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